“Il segreto di Eva”

Art Commission Events Spazio 46  Palazzo Ducale, Genova

Inaugurazione domenica 10 gennaio, 2016 Durata fino al 31 gennaio

La mostra Sotto il segno del femminile, Art Commission Events apre uno scenario in cui ognuna delle tredici artiste mostra la forma, i contorni, il fondo, il riflesso, l’iridescenza cangiante di un precipitato di sé, di un segreto inteso, etimologicamente, come secretum. Ars per i Latini, Τέχνη per i Greci, l’Opus è un lavoro che implica la capacità di formalizzare un concetto, un progetto, un’emozione, una rammemorazione. Le categorie d’arte visiva in cui rientrano, o da cui sconfinano, le artiste in mostra sono la Digital Art, la fotografia, l’installazione concettuale, oggettuale, simbolica, gestuale, il video, la pittura, la scultura. Sono quindi rappresentate, nel contesto espositivo, la tradizione e l’innovazione, in territori in cui la tecnologia dialoga con la poesia, la dimensione onirica, filosofica, psichica, alchemica, extra e intrapersonale, performativa e scritturale. Si stabiliscono legami e continuità tra le opere delle artiste in mostra, il cui terreno comune è donna. Nelle Scene primarie/Urszenen, nelle Fantasie primarie/ Urphantasien della creatività femminile, la domanda sul desiderio resta aperta. A partire dal titolo, la parola Segreto è già vertigine. La discesa reiterata nel proprio abisso, per cogliere l’eco del quesito che ognuna non cessa di porre a se stessa, senza, tuttavia, mai tradirne il segreto, si configura come il racconto, intessuto di caleidoscopici rimandi, di una mise en abîme, di una ricerca, nel proprio limite, di un infinito. Una volta scelto un campo semantico, in cui operare, l’artista ne attende il responso, il messaggio provocato, evocato. In tale attesa, non cessa di mettere in scena il suo nascondimento, il suo ritrarsi nel luogo di un ritratto in cui la presenza si assenta, per lasciar affiorare il sigillo di un’impronta, il segno di un’identità, di una traccia mnestica, visiva o verbale. Come una figura riflessa in uno specchio, il soggetto del ritratto è sempre altrove. Questa mostra, che si descrive con le parole del non detto, restituisce, in un contorno di luce, l’inarrivabile pienezza del Vuoto.

Paola Rando, artista di formazione culturale mediterranea, è attiva sull’area della scultura, della pittura, della ceramica e dell’installazione. La sacralità delle sue forme primarie scaturisce da una dimensione georgica, in cui la Terra diventa simbolo di energia vitale e di creazione. In mostra presenta due Veneri primitive, evocanti la fertilità, in possibili riti propiziatori, dal titolo Mammillate, del 2010, di marmo bianco di Carrara e base di serpentinite, una, di marmo nero di Carrara e base di arenaria, l’altra. Quelle su cui poggiano sono pietre levigate dalle mareggiate, che raccontano il profumo della salsedine, l‘azione delle onde, delle sciroccate e libecciate. È altamente presente, nella loro corporeità piena, nel petto prominente, nella loro forma affusolata, nelle loro teste d’uccello, protese verso l’alto, la lezione del Constantin Brâncusi delle Măiastre, nome di volatili e termine che, in rumeno, ha il significato di maestro o capo. Ideatrice nel 2006 del laboratorio AnimArs, a Genova, con Gregorio Giannotta, ha avuto esperienze di allestimento in campo televisivo e teatrale (teatro della Tosse, Genova) e cinematografico (“Gli indesiderabili”, “Agata e la Tempesta”. Paola Rando contestualizza le sue sculture in ambiti carichi di energie e suggestioni mediterranee.

Dea Madre

Dea Madre scultura in marmo bianco Carrara

Onda

Onda

Scultura in altorilievo di Marmo Bardiglio 60x35cm